Spesso il termine Fantasy evoca mondi impossibili, universi lontanissimi in cui la magia e l’irrazionalità la fanno da padrone. Ovviamente il Fantasy è molto di più di quello che tradizionalmente si immagina la (sub)cultura popolare,  ma questo non è ne il luogo ne il momento per affrontare tale tema.

Se al termine Fantasy viene accostato quello di “spada”. L’accoppiata non può che essere devastante.

Spada Fantasy è un termine ingiusto che riassume in due sole parole tutta una serie di aggettivi negativi legati ad un oggetto (la spada) quali: inutile, autolesiva, irrealistica, impossibile, orribile, non-funzionale e via dicendo.

Complice la scarsa familiarità di scrittori e illustratori del genere, che non hanno fatto altro che delineare spade assurde, oltre i limiti dell’umana comprensione. Robe che al solo pensare di impugnarle tagliano il palmo della mano e violentano il pensiero.

Facciamo un pò di esempi: assolutamente a caso!

-La spada di Nihal, la protagonista de “Le Cronche del Mondo Emerso” di Licia Troisi

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Dio santissimo cos’è questa roba?

-Le Spade di “Eragon” trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Christopher Paolini (la spada di Durza è particolarmente fatta male per quanto riguarda la guardia e il pomolo). Il famoso youtuber Skallagrim ne ha fatto un video apposito spiegando quanto siano inutili le proporzioni.

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Skall-buster al suo massimo.

 

-Tutte le spade-daghe-armi bianche “fantasy” in generale prodotte da quel malato di Gil Hibben.

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S. George sword. Devo commentare?

Una spada è composta di poche, semplici parti. Impariamo con attenzione i diversi nomi, e cerchiamo di capire perché certe forme vanno bene è altre no. Se c’è una cosa che mi ha insegnato la mia università dei dolcetti croccanti è che la forma esplica la funzione. Un manubrio è circolare per permettere alle mani di aggrapparsi e avere una continuità nel moto rotatorio che andremo ad eseguire sullo stesso, una sedia avrà un ampia superficie di appoggio per adagiarvi le mie lussuose chiappe, un delfino avrà il corpo affusolato per muoversi meglio nell’acqua…eccetera eccetera!

Una spada non fa nessuna eccezione!

Spiegatemi allora perché questa incomprensibile accozzaglia di guardie affilate, pomoli puntuti per il suicidio involontario, forme orripilanti e via di seguito!

Queste sono le parti di una spada:

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Distinzione delle parti della spada. Al riguardo si consulti l’interessante articolo su Zweilawyer .

Manico:
-Pomolo
-Elso/Guardia/Crociera/Traverso

Lama:
-Forte
-Medio
-Debole

ognuna di queste parti ha questa forma precisa (con leggere varianti) ed è fatta in tal modo per uno scopo, certo non perché l’ha deciso il gran consiglio dei puffi.

Il Pomolo CONTROBILANCIA il peso della lama. Quindi è assolutamente necessario. La vostra lama altrimenti risulterà totalmente sbilanciata. Vorrei vedere all’opera una di queste eroine da strapazzo che maneggiano la propria spada come se fossero giunchi di fiume. Il pomolo nella maggior parte delle spade medioevali serve per bilanciare la lama. In tal modo il nostro braccio potrà riuscirà ad eseguire meglio il brandeggio. La spada sembrerà più leggera, essendo in realtà diventata più pesante con l’aggiunta del pomolo…sembra un controsenso!
Nota bene: non in tutte le spade antiche il pomolo serviva per controbilanciare la lama, ma visto che il 90% delle spade fantasy sono una brutta copia di spade medioevali (spade bastarde, spade a due mani e ad una mano) la riposta è calzante. Tornerò comunque in futuro sull’argomento!

La Guardia serve per BLOCCARE la lama dell’avversario mentre scivolerà inevitabilmente verso di noi a seguito del cozzo con la nostra lama. Spade che non manifestavano questo tipo di approccio schermistico (il contatto fra le lame) come quelle dei celti, i gladi romani o simili, semplicemente ne erano sprovviste. La qualità stessa dell’acciaio a quei tempi non permetteva uno stile di combattimento basato sullo scontro fra lame.

Nella scherma occidentale invece questa è praticamente la regola, addirittura il Flos Duellatorum, bibbia assoluta per gli schermidori italiani e non solo, basa tutto il combattimento sull’incrosar (incrocio) tra lame; da qui la guardia della spada diventa utilissima per diversi virtuosismi che prendono il nome di giochi stretti. Per i profani: sono come le contromosse dei videogames di arti marziali. Ad ogni colpo esiste una combinazione esatta e opposta, e ad ogni contromossa una contromossa ulteriore…all’infinito.

Questo spiega perché le ali sulla spada di Nihal sono delle assolute stronzate. E del perché le spade di Hibben siano già a colpo d’occhio IN IMPUGNABILI.

Una spada non ha bisogno di ghirigori metallici affilati per essere letale. Nell’iconografia medioevale, specie nei trattati schermistici che ci sono pervenuti, si può notare come armi quali la spada bastarda (impugnata con una mano e mezza…da qui il nome con cui è conosciuta) venissero impugnate al contrario (Mordschlag o colpo assassino nella scherma tedesca) per usare l’elsa come un martello da guerra.

Idem per il pomolo. Non c’è bisogno che il pomolo sia appuntito. Un oggetto di 3-4 kg sbattuto sul grugno fa male anche senza assurde punte che rischino di ferire chi lo maneggia. Notare comunque che certi pomoli di alcune spade medioevali estremizzavano il concetto, senza mai arrivare a delle stronzate assolute come il punteruolo della spada di Nihal, ci mancherebbe!

Discorso a parte meriterebbe la forma della lama della spada. Divisa in tre parti: Forte, Medio e Debole, essa può apparire dritta o ricurva a mo di falcione, ma ci sono anche forme bizzarre, come alcune armi da fante del 1200. Bisogna specificare che non si va mai verso forme impossibili, come la narrativa e il pessimo fantasy ci hanno insegnato.

Spade gigantesche o dalle forme assurde non solo risulterebbero difficili da essere impugnate, pure non taglierebbero alcunché, o si spaccherebbero alla prima botta. Troppo semplice dire che si maneggia una spada invincibile. Fantasy non vuol dire stupidità o crassa ignoranza. Le scelte che attuerete nel vostro romanzo richiederanno una spiegazione,  sensata possibilmente. Ne vale il vostro rispetto verso chi legge. Rispetto che può inevitabilmente essere perso se vi arrischierete in cazzate inspiegabili (come già se ne vedono troppe).

Fine della nota.

Andate in pace.

 

Il silenzio di Luca Centh

Pubblicato: giugno 25, 2013 in Fantashit

Salve a tutti!

Per chi non avesse seguito la vicenda svoltasi sul blog della Gambera preferita dai lettori fantasy di un certo spessore, suggerisco una rapida lettura al suddetto LINK. Si parla del paleozoico del Trash Fantasy, ma meglio tardi che mai!

In sintesi, dopo una dissacrante (quanto divertente) recensione, Luca Centi, ovvero l’autore della cagata “pregevole opera di narrativa fantastica” in questione, ha risposto ai punti elencati dalla nostra elegante astice rosa nel seguente modo:

Leggiamo un po’:

http://www.lucacenti.it/le-mie-risposte/

<<Non volevo arrivare a questo. Davvero, non è nel mio carattere, è una violenza. Ma sono stanco di ricevere visite da persone che, con la scusa di cercare un dibattito, si limitano poi a puntare i piedi. Non è corretto. Ecco le mie risposte allora. Le posto qui perché non ho alcuna intenzione di essere insultato o minacciato, com’è accaduto in questi giorni.>>

Accidenti, ho quasi rischiato di commuovermi.

Chiaramente l’autore è molto contrariato (grazie “capitan ovvio”! dimmi qualcosa che non so!). Forse non sa che nel mondo recensioni di questo tipo sono più che spontanee quando si tratta di romanzi che prendono per il culo (neanche troppo velatamente) il lettore. Anzi, la Gambera in questione ha avuto anche la mano leggera!

(pag. 130) Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose. Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?

La risposta di Centi

<<E’ una frase ambigua, lo ammetto, ma non è un errore. Il senso è: Gluxis, siamo qui con te ma non perché approviamo la tua impazienza. Queste terre sono pericolose.>>

Come sarebbe a dire che non è un errore? La frase non è ambigua, è orribile. Non è Italiano, è merda! <<Il senso è blablabla>> non centra niente! Centi avrebbe dovuto scrivere la frase in questo modo allora, oppure nel caso non gli fosse piaciuta, come scorrevolezza, rielaborarla da capo.  Alle scuole superiori mi avrebbero preso a schiaffi, pesantemente insultato ed obbligato a subire un bukkake di gruppo se avessi scritto simili porcherie. Altro che pubblicare un libro.

Parliamo della mappa.

<<La mappa. La mappa de “Il Silenzio di Lenth” non doveva comparire nel romanzo. Io ne avevo una disegnata a mano (perché senza, come hanno fatto notare alcuni “come fai a scrivere fantasy!!!!!“). Un mese prima dell’uscita del libro, le cose sono cambiate e mi è stata richiesta. Non ho potuto spedirla subito, quindi quando l’ho fatto ci siamo dovuti accontentare di quella mia “amatoriale”, in attesa di una versione diversa.>>

Tralasciando le banalissime scuse (a quel punto sarebbe stato meglio non inserirla) analizziamo l’oggetto della contesa. Fa a dir poco pietà, non tanto per le capacità illustrative di Centi (non poteva certo essere un bravo scrittore e un ottimo disegnatore…ma almeno una delle due…) quanto per il fatto che sia:

  • Totalmente illogica.
  • Geomorfologicamente errata.
  • Topograficamente sbagliata a livello rappresentativo.
La mappa di Lent. Magellano si starà rivoltando nella tomba.

La mappa del Silenzio di Lent. Magellano si starà rivoltando nella tomba.

Gli errori più grossolani?

  1. I fiumi vanno dal mare al mare (fanculo la fisica dello spostamento dei fluidi secondo gravità).
  2. Nel mondo di Centi le montagne non esistono neanche a livello di simbologia. Chi legge la mappa non ha la più pallida idea se dovrà attraversare la Pianura Padana o scalare il Monte Bianco.
  3. Gli Istmi sono diventati stretti. Con buona pace di Magellano.
  4. Un “affluente minore” (di cosa?)implicherebbe un affluente maggiore; O comunque essendo un affluente, un fiume di maggior portata in cui confluire. Si, ci siamo capiti, nomi a caso.
  5. I toponimi sono originalissimi. Perle quali “prateria del giorno” o “pianura agricola“. Manca solo città di mattoni, bosco boscoso e fiume bagnato per essere più eccentrici!

Proseguiamo. Forse è meglio.

(pag. 93) [il bastone] Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente nonostante l’assenza di luce dell’abisso in cui erano scesi.

La Gambera scrive:

<<Perché una gemma emana un bagliore potente nonostante l’assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.>>

Centi ribatte:

<<Mi trovate l’errore per favore? Che le gemme riflettano la luce lo sa perfino il mio cane. E non è un cane molto sveglio. Dorme sempre.>>

E io penso:

Il suo cane è molto erudito signor Centi, non dubito che sia anche più intelligente di lei.

Perché mai è andato a parlare di gemme che riflettono la luce (che luce? non scriveva “l’assenza di luce dell’abisso…”? Come fanno a riflettere le sue gemme se non c’è ALCUNA luce da riflettere? ). La Gambera ha posto l’accento sulla notevole incongruenza che ha scritto. Non cambi discorso! Mi spieghi come fa un bagliore ad essere potente NONOSTANTE l’assenza di luce. Se ci troviamo in un campo di giorno, la luce riflessa dalla vostra bigiotteria sarà a dir poco penosa. Se siamo nella semioscurità la luce sarà maggiormente visibile (a patto che ‘ste pietre di merda facciano il loro lavoro e ci sia un poco di luce da qualche parte. Perché deve sapere che neanche i fottuti visori notturni funzionano in una stanza totalmente buia).

L’errore è il “nonostante” signor Centi!

Più semplice di così non saprei proprio come spiegarglielo. Al massimo potrei darle il numero di alcuni corsi serali e di un buon assistente per l’accompagnamento.

"Il bastone Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente." Cazzo Gandalf! Sei tu?!?

Il bastone Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente.Cazzo Gandalf! Sei tu?!?

(pag. 104) Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l’accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.

L’accusa:

<<Premetto che dopo questa frase la scena cambia. Dunque, qual è il legame logico che lega l’interrompersi del silenzio con l’accendersi dei fuochi? O si interrompe il silenzio perché il sole svanisce? “Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe solo quando qualcuno urlò”, una frase del genere ha senso. La frase di Centi no.>>

La difesa:

<<Se aveste letto il romanzo (ops!) sapreste che di sera, nel villaggio del “Lethae Argenteo”, i fuochi vengono accesi da persone in carne ed ossa, non magicamente. Le persone emettono rumore; il crepitare stesso delle fiamme è “rumore”.>>

Ooops! No “Signor” Luca, proprio non ci siamo.

Ancora una volta manca l’obbiettivo. Non c’è nessun legame tra la frase che hai scritto e le fiamme accese da svariati personaggi (immaginari…visto che non li descrive!).

Per quanto ne sa il lettore, nel suo mondo maggggico dove i fiumi vanno dal mare al mare, i fuochi lungo le vie potrebbero anche accendersi da soli, oppure esser accesi da insoliti folletti blu con una lampadina alogena al posto del glande!

Oltretutto che nome è Lethame Argenteo? Un nome di merda! Appunto!

Passiamo all’ennesimo pastrocchio:

(pag. 91) [il nilha] Aveva le stesse proprietà del jual, un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea, ma era anche molto resistente.

La Gambera dice:

<<E ancora manca un legame logico: perché è necessario il ma? Perché un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea non dovrebbe essere resistente?>>

E Mr. Cent

<<Nel romanzo spiego che il nilha è un metallo. Ha le stesse proprietà del jual – tessuto – ma, per forza di cose, è più resistente. Mi spiegate dov’è l’errore grammaticale?>>

La grammatica vola via nel suo mondo immaginario Signor Luca.

Un altro problema sono i concetti logici.

Per meglio dire, la semantica.

Il tessuto (anche se personalmente questa frase è un insulsa quanto inutile infodump) poteva essere anche resistente

Il MA non ci appiccica nulla. Non saprei come scriverglielo. Se non l’ha capito nel blog dell’artropode, non so come lei possa capirlo meglio qui.

(pag. 23) Intorno a lei, il fetore della morte, cadaveri mutilati senza un barlume di vita.

Terrible!!!

<<Se qualcuno si fosse degnato di leggere il romanzo per intero, saprebbe che esiste una maledizione chiamata Valoj. E’ una maledizione che separa lo spirito dal corpo, lasciando gli uomini tra la vita e la morte. L’espressione “cadaveri senza un barlume di vita” sta a sottolineare proprio questo. Nella visione, la Custode vede la bla bla bla…>>

No Signor Centi, non si salverà così, in zona Cesarini. La sua maledizione non può FUNZIONARE se le persone in questione sono già MORTE.

Come potrebbero esserne soggette se questa agisce “separando lo spirito dal corpo”? Forse quando si muore lo spirito rimane nel corpo? Oppure si rimane tra la vita e la morte? Ma non erano già morti? No Signor Luca, forse in questo caso è più azzeccata una frase che ha usato in un altro contesto.

<<E’ una frase ambigua, lo ammetto>>

Passiamo oltre:

(pag. 7) [Lair] Fissava con lo sguardo l’incisione raffigurante quattro croci con una stella sovrapposta.

<<Errore indegno, sono d’accordo. Ce ne siamo accorti tardi e nella ristampa verrà subito corretto.>>

(pag. 15) Seduta su una panchina del parco, Lineade fissava con distacco l’albero che aveva accanto […]

“Fissava con distacco”, sta per “fissava distrattamente”. Non vi è mai capitato di fissare un punto senza guardarlo veramente?

No Signor Centi, NO!!

Per coerenza avrebbe dovuto ammettere il suo errore anche qui. Non si può fissare una cosa con distacco. se FISSA una cosa non può anche “guardarla distrattamente”.

<<Non mi soffermo poi sugli “errori descrittivi” perché è una questione puramente soggettiva. Ammetto che alcune cose potevano essere “mostrate meglio”, ma da qui a parlare di “errori grammaticali” ce ne passa. Inutile dire che ne terrò conto per il futuro!>>

Qui ho intravisto un barlume di speranza. Bravo Signor Centi, questo è l’atteggiamento da adottare. Avrebbe dovuto pensarci prima di pubblicare un romanzo di merda qual’è “Il silenzio di Lenth”, ma meglio tardi che mai.

(pag. 19) Davanti a lei [Kate] apparve un ragazzo di circa vent’anni, alto, con i capelli rossi e una vistosa cicatrice sulla guancia destra.
Il suo sguardo era spento, gli occhi vitrei. Stava correndo armato di una spada in direzione di un essere orribile, alato, l’incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.
Eppure Kate non riusciva a carpirne le fattezze. Vedeva soltanto una sagoma indistinta che con il passare dei secondi si faceva sempre più grande. Stava tentando di attaccare il giovane, ma questi era troppo agile. Fendeva e parava gli assalti con agilità impensabile, colpiva e trafiggeva l’essere con naturalezza. E in breve della creatura non restò che una carcassa vuota.

Non dico cosa ho provato leggendo questo.

Indefinito, vago. Sembra di vedere il frame di un film, non una scena di combattimento.

Colpiva e trafiggeva, fendeva e parava, volava e cantava, amava e correva. Ripetitivo, brutto da leggere e da sentire.

Da evitare in futuro.

(pag. 118) – La celebre spada benedetta tre volte che rese Glinuc il valoroso guerriero che tutti conoscete non è mai stata rivista, inghiottita dalle tenebre che essa stessa ha sterminato. In molti hanno cercato di ritrovarla, eppure ogni singolo tentativo è stato vano – concluse con tono grave, bevendo un bicchiere di litino tutto d’un sorso, malgrado il suo elevato tasso di lizio, seme del fiore Lito, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.

Infodump come se piovesse!

It’s raining infodump!

Bevve un bicchiere di litino, nonostante l’elevato tasso di lizo, seme del fiore Lito, contenuto nell’endomisio del pisio. (n.d.A. la frase in grassetto è mia ovviamente. Volevo vedere se riuscivo a fare peggio di Centi. Non ci sono riuscito.)

Nomi a caso buttati lì, come monetine nella fontana di Trevi. Orribilmente costruiti (litino sembra un detergente per pavimenti e lizio tutto fuorchè un tasso alcolico) messi uno dopo l’altro senza alcun riguardo per il lettore.

Kdorr figlio di Kmerr dela tribù di Ishtar.

Come non quotare il nostro paguro rosa?

<<è una porcheria, con il Narratore che interviene per vomitare informazioni che non hanno importanza per la scena, non fregano niente ai personaggi coinvolti e in sé non suscitano il minimo interesse. Come al solito: se stai scrivendo fantasy e vuoi proprio infilare pattume del genere nel romanzo, devi essere originale. I campi di fiori di Lito sono usati come calcolatori vegetali dai coniglietti volanti rosa che abitano nella stratosfera. È un errore lo stesso, ma almeno non è la solita banalità degli stregoni con le pozioni velenose.>>

Proseguiamo.

(pag. 113) La città portuale di Karon era stata costruita nella vallata antistante lo Stretto di Golthaer, sulla sponda orientale del continente di Heldar. Numerose erano le imbarcazioni che attraccavano ogni giorno, per commerciare in spezie, cibarie, armi e schiavi. Ma, a eccezione dei residenti, erano pochi i forestieri che si arrischiavano a soggiornarvi troppo a lungo; temevano di essere coinvolti nell’eterna faida tra Nelpha, il regno a Nord di Heldar e Oltha, il regno a sud del continente. Da secoli si davano battaglia, ma lo scontro non aveva portato che perdite, nessun vincitore né vinto.
L’origine delle ostilità era sempre stata un mistero, ma c’era chi giurava fosse da ricondurre a una fanciulla, la principessa di Oltha, che rifiutò di sposare il principe di Nelpha. L’offesa fu talmente grave che da allora l’intero continente era divenuto un campo di battaglia, terra fertile per ladri e assassini che potevano passare inosservati e vivere impuniti la loro vita, non più costretti alla fuga dagli eserciti.
Karon era proprio nel mezzo del conflitto e non di rado veniva saccheggiata dai guerrieri in cerca di scorte e uomini da arruolare. Gli schiavi erano il miglior commercio possibile in quella terra desolata. Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace? Gli abitanti dei villaggi limitrofi non potevano che tirare un sospiro di sollievo, nella remota speranza che il conflitto fosse giunto al termine.

Confusionario.

Centi tratteggia un mondo straziato dalla guerra e messo in sobbuglio da ladri e assassini.

Ciò detto, non si capisce come si possa commerciare in mezzo al cazzo di *nulla*. In posti dove “erano pochi i forestieri che si arrischiavano a soggiornarvi troppo a lungo” non si capisce CHI commerci con CHI.

Ugualmente, non capisco come ladri e assassini possano essere messi in fuga da “eserciti” quando basterebbe una frase un pelino più semplice. Cliché stupidi quali “leggi, ordine e giustizia”. Senza contare la frase sul saccheggio e l’arruolamento. Come è possibile che una città si riprenda ogni volta dopo i saccheggi? Non stiamo parlando di Troia o di Roma, con secoli e secoli per riprendersi dai “traumi” subiti. Stiamo parlando di una vicenda avvenuta si e no, in quanto? Un centinaio d’anni? Due centinaia d’anni? Com’è possibile oltretutto saccheggiare una città e arruolarne i civili? Non è più logico farne schiavi da mandare ad metallaO l’autore pensa che figli e mariti delle donne stuprate sino alla morte dalla soldataglia siano ben inclini ad arruolarsi tra le file dei loro aguzzini?

Questo non è un inizio stentato o un capitolo scritto male,  il romanzo è TUTTO così .

Copio-incollo di seguito un elenco di frasi assurde che infarciscono il testo.

[Lair]
La sua solitudine sarebbe infine terminata? Avrebbe condiviso con altri il suo terribile fardello?
Per lei ormai non c’era speranza, ma poteva dire la stessa cosa di chi vagava ancora nell’inconsapevolezza?
Cosa significava?

[Kate]
Cercava invano di muoversi, di fare un passo avanti, ma cosa poteva lei, contro una simile furia distruttiva?
Cosa significava? Perché continuava a sognare il fratello morto?

[Sam]
Sto forse impazzendo?
Come era possibile che la visione prendesse consistenza?
Come era arrivata in quel luogo?

[Lineade]
Quanto tempo era trascorso da quando qualcuno si era preoccupato per lei? Quand’era stata l’ultima volta che si era sentita protetta, che aveva percepito il calore della famiglia?
Dopotutto lei non aveva mai avuto bisogno di una famiglia, perché quindi cambiare proprio ora? Il suo ultimo compleanno non era che uno dei tanti, ma allora perché ogni notte faceva quello strano sogno?

[Gabriel]
Il sole forse non sorge, splende e muore a ogni alba e tramonto? E non risorge, splende e tramonta con lo stesso vigore anche il giorno seguente?
Perché dunque affannarsi a vivere intensamente ogni singolo istante? Perché chiamare una tale banalità vita?

[Kate 2]
Come poteva del resto essere reale ciò che le veniva mostrato?
Quando erano apparsi?
Era sempre la stessa tremenda visione, che senso aveva tentare di fare qualcosa? Come poteva opporsi a ciò che era prestabilito?
Come poteva trovare normale un simile delitto? Perché non gridava, perché non provava terrore?
Come mai continuo a cadere?

Assolutamente assurdo riempire pagine e pagine con queste porcherie. Dia risposte Luca, non scriva domande, cazzo vuole, che glielo scriva io (sfortunato lettore) il libro???

Ringrazio vivamente Gamberetta per il lavoro che ha fatto sul suo blog. Io e tantissimi altri lettori abbiamo evitato di buttare soldi inutilmente comprando merda pressata. La mia banconota da venti euro festeggia dal mio portafoglio, urlando con tono di sfida “non mi avrai Centi!”

Finiamo questa recensione di merda. Che dire sull’uso dei puntini di sospensione? Nulla, la frase si commenta da sola.

(pag. 102) Sono stato attaccato da alcuni stregoni ma alla fine sono riuscito ad avere la meglio fuggendo negli anfratti – rispose il messaggero con un filo di voce. – prima che mi attaccassero ero arrivato a un piccolo paese di confine a nord di Karon lì ho saputo che anche Tarass è sulle tracce della Pietra

Non so voi… ma a me… mi si son rotte…le palle.

Vi sembra che si possa leggere un libro scritto in questo modo?

Fuck this shit.

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Il Mercenario, episodi I e II

Il mercenario è un fumetto di vecchia data apparso sulla storica rivista “l’eternauta”. Rivista di un tempo, quando i fumetti non erano quelle cagate sovietiche che si vedono oggi in circolazione.

Il mercenario è un capolavoro del fumetto.

Ogni singola tavola è un quadro ad olio, dipinto con estrema eleganza.

Ad eccezione delle vignette “Bonelliane” a rettangoloni, Segrelles riesce ad andare oltre i limiti di ogni vignetta, con un mondo oscuro e nebuloso, quasi fuori dal tempo.

L’appeal è di quei vecchi film alla Conan, o Excalibur, in cui il vecchio cattivone di turno era solitamente pelato e con il barbone bianco, magari con un po’ di trucco sotto gli occhi.

I draghi volanti rimandano a Moebius, o ai mai dimenticati Nazgul del Signore degli Anelli (si, Cameron non ha inventato un cazzo, che vi credevate?). Le pennellate, apposte con saggezza, creano quell’atmosfera di “vecchio futuro” da prima trilogia di guerre stellari. Hanno il fascino unico ed appassionante dei vecchi film anni ’80.

Ho trovato particolarmente accurata la rappresentazione dell’armatura del mercenario e della sua compagna. Sicuramente migliore di altre e ben più recenti rappresentazioni (la prima che mi viene in mente è Berserk) in cui si notano a volte errori a dir poco grossolani (come gli spallacci “sventolanti”). Niente spade esagerate da mezza tonnellata in mano a ragazzini tisici per farla breve.

Perfino i “mostri” hanno un che di reale. Sono tutti rettili, ma nelle loro anatomie c’è sempre qualcosa di “giusto”  come i dragoni con gli arti atti al volo (e non degli esapodi, ovvero quattro zampe più un paio d’ali!).

Forse però sono proprio i dragoni il primo errore che si riesce a cogliere nel fumetto (lo so, è una cazzata, ma altrimenti che commenterei a fare?).

Questi infatti vengono trattati un pò alla stregua di vecchie utilitarie.

Mi viene da pensare ai primi due volumi che ho letto, “Le prove” e “Il sacrificio”.

Nel primo al drago esplode letteralmente la faccia, mentre nel secondo l’eroe si lancia con la sua prima cavalcatura contro le fauci di un mostro marino, per poi fare spiaccicare la seconda contro le pareti di un canyon. Badass!

Assolutamente divertente la scena del mostro. Capisco che l’autore in questo caso abbia scelto la via più cinematografica (esigenze di copione direbbe qualcuno), ma leggendo queste vignette non ho potuto fare a meno di ridere come un coglione immaginando i pensieri della sfortunata cavalcatura, lanciata verso le fauci del bestione di turno!

“Il mio padrone non permetterebbe mai che mi succeda qualcosa!”

TRUMP! RISPOSTA SBAGLIATA!

Tutto sommato l’impressione finale è quella di un ottimo fumetto (oggi lo chiamerebbero “graphic novel” solo perché qualcuno ha sputato un po’ con il pennello sopra una tavola) forse non con tantissimi dialoghi, ma con tavole e tavole di puro godimento per gli occhi.

 

Quindi: cosa abbiamo imparato da questa lezione?

-Un dragone volante ha le stesse probabilità di vita di un pesce rosso dentro un ristorante cinese.

-Comprate il mercenario. Ora. Non è detto che si trovi in vendita per sempre.

Perchè ho creato questo blog?

Pubblicato: giugno 24, 2010 in Convenevoli
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Ok, lo ammetto, non è un granchè iniziare un titolo con una domanda.
Ma è la prima che mi è sorta in mente di fronte al vuoto profilo di wordpress.
“Perchè sto creando questo blog?”
Ve lo dico io perchè.

1) Perchè mi sono rotto le palle di leggere libri che fanno schifo e non poterli recensire senza che il forum su cui sto scrivendo subisca l’invasione di centinaia di nerd incazzati perchè ho offeso il loro autore/artista/dio della scrittura/occhessoaltro preferito.

2) Perchè mi sono rotto le palle di non poter parlare di politica, religione, scienza, cultura, sub-cultura, razzismo, omofobia, sessualità e chi più ne ha più ne metta, senza essere giudicato.

3) Perchè sono perennamente incazzato con il mondo e ho bisogno di sfogarmi prendendo tutti sonoramente per il culo.

4) perchè mi garba farlo.

Se doveste essere contrari a qualsiasi dei precedenti punti elencati, in qualsiasi ordine numerico, siente cortesemente pregati di andare a fare in culo e girare i tacchi. In caso contrario sarà mio estremo piacere cancellare qualsiasi impronta analogica che le vostre mani rachitiche lasceranno su questa piattaforma.

Buon proseguimento di serata.